giovedì 23 aprile 2009

scrapbook questo sconosciuto.

okei proprio sconosciuto no.perche' il mio ricaricatore di cartuccie per stampanti e' anche un negozio che vende "robaper lo scrapbooking" e perche' la mia amica antonellaoltre ad essere una artista mica male e' anche una scrapbooker's girl.

ma,non avevo mai praticato. ne avevo mai pensato di farlo.fino a che non sono capitata sul blog di emily falconbridge, neotrentenne australiana(cosi' mi pare di aver capito) che vive in america ed oltre ad essere una mamma di due bellissime bimbe ed una creatrice in generale, e' anche una maga( o fatina?) dello scrapbook.
dal suo blog, di cui ho ammirato i meravigliosi scrap ma soprattuto la magia che c'e' nelle sue foto e nella sua vita, sono passata ai blog di numerose scrapbooker italiane.

oh, bello questo scrapbook. sembra divertente. vuoi vedere che...no, ma va a me non riesce, non so fare abbinamenti azzeccati. es e invece ci...mano...o si.

si. stasera ho tentato. a presto i risultati.

link scrapbook che ho scoperto:

abc hobby

scrapbookiando

manuela

giovedì 16 aprile 2009

domenica 12 aprile 2009

le donne.

da repubblica

Le ragazze di San Gregorio"Ricostruiremo il nostro paese"
di FRANCESCA COMENCINI


ARRIVO nella conca dell'Aquila di notte e ho paura. Mi accosto con l'auto a un piccolo gruppo di persone per chiedere come arrivare a San Gregorio, dove mi aspetta Chiara, una ragazza del paese che desidera parlarmi. Al rumore della macchina le persone sussultano, terrorizzate, poi si scusano e ridono, nervose. "Abbiamo paura di tutto". Alla tendopoli di San Gregorio la notte fa freddo. Ci si muove alla luce della torce. Chiara somiglia al suo nome, ha un incarnato pallido e sottili capelli biondo rame. È esile, nervosa, sorridente, euforica. Fuma una sigaretta dopo l'altra. Ha ventinove anni, è stata eletta rappresentante del paese, che vuol dire sindaco. San Gregorio non è un comune a sé ma l'ultima frazione dell'Aquila. È stato completamente raso al suolo, ci sono state dieci vittime. Chiara vuole parlare del suo paese, vuole farlo insieme alle sue amiche. Mentre camminiamo per arrivare alla roulotte dove dobbiamo incontrarci con le altre le chiedo se la notte riesce a dormire, e mi dice, a mezza bocca, di no, che ha paura di un'altra scossa, più forte, che squarci la terra. Ma lo dice a denti stretti. La paura e il disagio non vanno nominati, si deve avere forza, e lei, come le altre, mostra euforia, ride spesso. Sono in piedi le donne di San Gregorio, vogliono farlo sapere. Ci sediamo intorno ad un tavolo di plastica vicino alla roulotte della signora Gloria, ci raggiungono le altre, si forma un gruppo, sempre più numeroso, tutto al femminile. Solo dopo, silenziosi, arrivano anche i fratelli, i fidanzati, i padri, ma rimangono in disparte, sono più timidi. Sul tavolo spuntano bottiglie di liquore di genziana fatto in casa, salvato da una cantina. Sarebbe vietato farlo, la pianta è protetta, ma loro lo fanno ancora, perché così facevano i loro nonni. Posano sul tavolo pezzi di scottex a mo' di tovaglietta e vi tagliano la pizza pasquale, fatta nel forno a legna. "Iniziamo a prepararla quindici giorni prima della Pasqua, per questo era già pronta prima del terremoto", spiega Marianna, giovane laureata in geologia che di mestiere qui a San Gregorio fa la commessa. "Mio padre è andata a riprenderla in casa, la pizza di Pasqua, anche se è pericoloso".
Iniziano a parlare del legame con il loro paese, e mai, in vita mia, mi pare di aver capito così bene come il perimetro di un luogo, le proporzioni di una piazza, la facciata di una chiesa, la prospettiva di una montagna vista dalla cornice di una finestra siano necessarie all'anima, come la bellezza semplice e umile, possa avere un ruolo così primario, come il cibo, come un tetto sulla testa, nel definire la geografia interiore delle persone. Sono ragazze giovani, non sono nostalgiche. Ma rivogliono il loro paese, disperatamente. Non vogliono nuove città, lo dicono e lo ripetono, rivogliono San Gregorio, non così com'era, è ovvio, ma con la sua anima salvata, custodita e riconosciuta. Lorella, un'altra ragazza laureata in Storia dell'arte e che di mestiere fa la cameriera, dice che ha fatto la sua tesi su un manoscritto antico ritrovato a Paganica. Tutto riporta alle radici, sempre. Michela, che vive a Milano, è tornata qui il giorno seguente il terremoto, e ora vive nella tendopoli, con le altre. Si conoscono da quando sono nate, e stanno insieme ogni minuto, non riescono a separarsi mai, da quella notte tremenda. La notte è sempre più gelida, ma le lingue si sciolgono, i racconti si fanno più allegri. La tendopoli è stata montata nel luogo dove ogni anno in agosto si svolge la sagra del paese. Anche allora, come adesso, si mangia tutti insieme intorno a grandi tavoli, seduti sulle panche, e una vecchina dopo due giorni di tendopoli ha chiesto: "Ma quando finisce 'sta festa?". Ridono, mostrano un'allegria nervosa, e quando spuntano le lacrime, non si mostrano. Parlano del nipote di una di loro che ha due mesi e verrà battezzato nella tendopoli. Poi di un'altra nipote, rimasta sotto le macerie. Parlano dei vivi e dei morti, uguali, insieme. Mi chiedono di aiutarle a far adottare San Gregorio, di parlarne, e lo faccio, ora, come posso, come so. Mi dicono che nel pomeriggio sono state messe in salvo le campane della chiesa, completamente crollata. La signora Lola, mamma di Marianna, mi racconta che è stato suo nonno, tornato dall'America dove era emigrato, a pagarne una, rinunciando a comprare i vestiti e le scarpe per i suoi otto figli. L'ha battezzata Concetta, perché qui ogni campana ha un nome. L'indomani le vedo, le due campane messe in salvo, adagiate con delicatezza dai pompieri sul suolo di questa piazza dove non ci sono che ammassi di pietre. Sembrano due neonate stese in una culla, tenere e fragili. Nel paese solo macerie, polvere nell'aria. Lo starnazzare impazzito di una gallina, l'abbaiare di un cane, il cinguettio assordante degli uccellini, riempiono un silenzio che rendono ancora più immenso. È qui che le ragazze vogliono essere filmate, qui vogliono parlare di loro, di San Gregorio, della loro forza e del loro attaccamento indomito a questo luogo. Chiedo come mai gli uomini siano così silenziosi, forse sono intimiditi da una regista donna, azzardo, o forse sono più schivi, forse San Gregorio è un paese di donne forti. Chiara dice che non lo sa, ma sorride e mi fa l'occhiolino, sussurrando, fiera: "Chissà come mai sono stata eletta io rappresentante del paese". Le loro voci di donne riempiono questa piazza distrutta, i loro sorrisi ricuciono le pietre, i loro piedi tengono insieme la terra che continua a tremare. Io le ascolto e le filmo meglio che posso, ammiro il loro struggente amore per questa terra, così privo di nostalgia, così attuale, complesso e intelligente. Mi fanno pensare all'Arturo de "L'isola di Arturo" di Elsa Morante quando parla della sua isola e ripenso all'incipit del libro: "Quello che tu credevi un piccolo punto della terra,/ fu tutto. /E non sarà mai rubato quest'unico tesoro /ai tuoi occhi gelosi dormienti.../ Stella sospesa nel cielo boreale / Eterna: non la tocca nessuna insidia". San Gregorio, Onna, Paganica, L'Aquila, stelle sospese tra un cielo boreale e un suolo di rocce cattive, piccoli punti sulla terra che oggi per noi sono tutto, che si sparga ovunque il coraggio delle vostre donne, e che vi benedica il loro amore.

venerdì 3 aprile 2009

pubblicita' creativa

la pubblicita' e' tanta. e' ovunque. ci segue peggio di un satellite spia. mi ricordo quanto mi ero imbufalita a vedere montare,nella stazione di torino, un centinaio di schermi che 24h/24 mandano pubblicita'( e tra l'altro mi dicevo: alla faccia del risparmio energetico!!).

esistono pubblicita' veramente ingannevoli, come quella degli omogeneizzati mio, in cui una mamma chiede ad una sedicente esperta: con quale CARNE e' meglio iniziare lo svezzamento della mia nanerottola? e l'esperta risponde. con L'OMOGENEIZZATO di pollo mio!!
allora cara, intanto consiglierei una visita dall'otorino perche' la giovane mamma ti ha chiesto quale carne, non quale omogeneizzato. in secondo luogo, tu consiglieresti con sincerità' di iniziare lo svezzamento con uno omogeneizzato? no dico, il passo successivo e' il mac donalds, tanto a schifezze stiamo uguali!!

poi ci sono anche pubblicita' che fanno ridere i polli. ne ho vista una ieri, degli huggies natural fit,pannoloni per bambini. lo slogan e': quello che preferirebbe indossare e'...nulla!
quindi, siccome il bambino preferirebbe indossare nulla, noi gli mettiamo tra le gambe un bel pezzetto di plasticona che non traspira, piena di sostanze assorbenti tossiche, che ti tiene cacca e pipi' li a fermentare per ore ed ore...essi!
in mezzo a tutte queste pubblicita' assurde...ce n'e' qualcuna proprio bela. non so dirvi cosa pubblicizzino questi manifesti, ma almeno sono intelligenti e danno la possibilita' al pubblico di divertirsi un po'. l'elenco completo e' qui, sul sito di repubblica,alcune invece qui sotto.










giovedì 2 aprile 2009

pasqua alle porte

pasqua e' alle porte. ed io sono un po' malaticcia. niente di che, mal di gola e raffreddore, ma siccome qui piove e fa freddo che sembra novembre, meglio se me ne sto a casa.
intanto di roba da fare ce n'e' sempre. per esempio studiare dove mettere le piccole uova dipinte che i bambini del mio nido realizzeranno per pasqua. ci vuole un cestino, chiaro. ma quale cestino?comprato?fatto a mano da noi?dipinto dai bambini?di carta,plastica, vimini...??
proprio ieri la mia collega e la tirocinante parlavano dei cestini che facevano alle elementari, di carta intrecciata..ed io oggi ho provato a farne qualcuno.






i risultati non mi entusiasmano troppo.spulciando pero' nella rete si trovano un sacco di belle idee...



questodi notimeforflascards per esempio e' semplice. modello art attack, palloncino e colla vinilica e si gira intorno con della lana. ho qualche dubbio sulla stabilita' del cestino, ma voglio provare a farlo.







questo di luckyladybird mi piace moltissimo, perche' e' colorato e soprattuto e' un inno al riciclo della plastica. e fatto di borse di plastica arrotolate e uncinettate insieme con del filo. e' bellissimo, ma non sono riuscita a capire le spiegazioni in inglese :(mannagia a me. quindi lo vedo di difficile riuscita.



infine ci sono questi di betz white, una designer americana che ho scoperto da qualche giorno(e che fa cose bellissime, vedere per credere!!). sono molto carini e sembravano anche facili...cosi' ho provato a farli. in effetti il risultato e carino, l'unico problema e' trovare i bicchieri di carta adatti. gli unici che ho trovato, con whinnie the pooh sopra(io odio whinnie!!) sono troppo stretti e alti ed il risultato finale, piu' ce un cestino, sembra una tazza mug.
ma non mi arrendo, non voglio comprarli gia' fatti!!
pasqua comunque significa vita, resurrezione, battaglia vinta contro la morte.
la morte questa settimana e' entrata violentemente nella mia vita, ed ancora non riesco a farmene una ragione. non e' facile vedere morire dei coetanei, anche se e' tanto che non li vedi. non e' facile accettare, non tanto la loro morte perche' ormai non possiamo farci nulla, quanto il vuoto che lasciano, il dolore infinito dei genitori.
non lo so, ecco quello che sento. sono giorni cosi', un po' sospesi.